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Enrico Chiapponi purtroppo ci ha abbandonato


PENNA MOZZA Enrico Chiapponi


Il nostro concittadino, e reduce di Russia, Enrico Chiapponi purtroppo ci ha abbandonato ieri sera alle 19 per raggiungere i suoi amati Alpini in quello che noi amiamo definire il “Paradiso di Cantore”.

Enrico Chiapponi nato il 22 giugno 1922 nella frazione di Riccò, nel Comune di Fornovo Taro (Parma) ma “medesanese” da una intera vita.

Il festeggiato, infatti, è uno dei tanti soldati mandati a combattere in Russia con l’8ª Armata Italiana (ARMIR - 229.000 soldati!) sulle rive del fiume Don, fra le fila dei componenti il Battaglione alpini “Gemona” della mitica Divisione alpina “Julia”.

Durante la ritirata dalla linea del fronte, iniziata il 17 gennaio 1943 perché accerchiati da travolgenti truppe corazzate sovietiche, venne ferito al braccio sinistro da scheggia di granata durante la famosa Battaglia di Nikolajewka (26 gennaio). L’ennesimo violento scontro a fuoco contro le truppe russe, iniziato verso le 9,00 del mattino e terminato solo all’imbrunire della giornata, fra una intera Divisione russa (dotata anche di aerei, carri armati T34, cannoni e lanciarazzi Katjuša) e quel che rimaneva dell’8ª Armata Italiana, in gran parte quasi priva di armi anche individuali. Ad inizio del ripiegamento dalla prima linea sul fiume Don le tre Divisioni alpine (Cuneense, Tridentina, Julia) contavano 61.155 soldati e dopo la battaglia si contarono solamente 13.420 uomini usciti dalla sacca più altri 7.500 circa fra feriti e congelati. In questa ritirata ben 40.000 soldati alpini non raggiunsero la salvezza a Šebekino il 31 gennaio 1943.

Presero parte alla battaglia di Nikolajewka anche alpini illustri come Don Carlo Gnocchi, Mario Rigoni Stern, Giulio Bedeschi, Giuseppe Prisco (per gli amici “Peppino”) e Nuto Revelli. L’alpino Enrico Chiapponi con una certa dose di fortuna in questo “inferno bianco”, e dopo una lunga marcia nella neve (trascinando i piedi avvolti in coperte autarchiche Lanital) pur se dolorosamente ferito, riuscì a salire sul treno ospedale a Karkov ed a raggiungere l’Italia per le necessarie cure. Purtroppo tanti italiani, anche amici parmensi del suo stesso Battaglione, non ebbero questa fortuna e lasciarono la loro giovane vita durante i violenti combattimenti sulle fredde lande (a – 40 gradi sotto zero), oppure nelle mortali “marce del Davai” descritte in tanti libri importanti del dopoguerra come “Centomila gavette di ghiaccio”, “Il sergente sulla neve”, “La ritirata di Russia”, “L’armata scomparsa”, “Nikolajewka: c’ero anch’io”, “Il peso dello zaino”, “La fame dei vinti”, ecc.

Negli ultimi anni della sua lunga vita si è reso conto dell’importanza di tramandare ai famigliari, amici e studenti delle scuole le sue vicissitudini di guerra tant’è che l’Assoociazione Reduci di Russia (U.N.I.R.R.) di Udine, nel 2020, aveva dedicato ben nove pagine della sua vita militare negli alpini.

Nella vita civile in tanti ricordano come era felice di raccontare le sue barzellette anche in spettacoli teatrali ma pochi sanno che negli anni bui della guerra civile in Italia lui, come impiegato comunale all’Anagrafe di Medesano, aveva stampato Carte d’Identità a tanti giovani che erano scappati in montagna a fare i partigiani. Per mostrare i documenti, da esibire durante i controlli dei nazi-fascisti, questi giovani di leva dovevano presentarsi in Comune dove potevano essere anche arrestati. Enrico Chiapponi, con la consapevole titolare dell’Anagrafe, se scoperti potevano essere arrestati e pesantemente malmenati perché erano dei “fiancheggiatori” dei partigiani. Enrico Chiapponi venne tradito da qualche spia ma, per il suo trascorso militare negli alpini, non venne denunciato alle Autorità ed il Podestà di Medesano dell’epoca (autunno 1944÷primavera 1945) lo multò pesantemente...quasi 6 mesi di stipendio!

Non mi dilungo di più perché il mio monologo potrebbe ormai infastidire anche gli stessi “felegaresi” che hanno avuto occasione d’incontrare e parlare con lui.

Dico solo...CIAO ENRICO...che la terra ti sia lieve….



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